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disturbo fonologico

Il disturbo fonologico espressivo si manifesta come un ritardo nell’organizzazione della struttura fonotattica e all’interno della parola possono avvenire vari processi di sostituzione della parola, inversione, omissione, (es. torta-totta/ cane-tane) ecc.
Le tre categorie dei disturbi fonologici sono quindi:
Sviluppo ritardato: in questo caso si osservano processi primitivi, ossia processi normalmente presenti in qualsiasi bambino, che tuttavia permangono oltre l’età in cui dovrebbero scomparire. Ad esempio, è normale che un bambino dica /’pago/ invece di /spago/, ma si tratta di un processo fonologico che deve scomparire entro una certa età.
Sviluppo insolito: si possono riscontrare situazioni diverse. Una prima possibilità è che permangano processi insoliti, ossia semplificazioni che raramente troviamo nel normale sviluppo linguistico di un bambino. Ad esempio, è insolito che un bambino pronunci /s’ala/ invece di /scala/, perchè normalmente viene eliminato in fonema più complesso, ossia /s/.
Un’altra possibilità è che processi primitivi e/o insoliti siano presenti contemporaneamente a modelli di pronuncia tipici degli stadi successivi. Infine, si può osservare un uso variabile dei processi, che rende quindi imprevedibile le realizzazioni del bambino.
Sviluppo deviante: è il grado più severo di disturbo fonologico; si collocano in questa classe quei bambini che producono parole idiosincratiche, ossia inintellegibili se non dalla madre, che utilizzano sistematicamente un suono (in genere il fonema /t/, perciò si parla di tetismo) e che utilizzano processi contrastanti. Quest’ultimo caso indica che il bambino non è in grado di organizzare in maniera sistematica e distintiva ciò che produce, ed è quindi l’indice più severo del disturbo.

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